Sigfrido Ranucci, ricorso al giudice per tornare a Report: «Possibile il reintegro»

Evidente il tentativo di Sigfrido Ranucci di tornare alla guida di Report dopo la decisione della Rai di estrometterlo dalla conduzione del programma. Dopo aver chiesto all’azienda chiarimenti sulle motivazioni del provvedimento senza ottenere, secondo la sua difesa, spiegazioni sufficientemente circostanziate, il giornalista ha scelto la strada del ricorso cautelare d’urgenza davanti al Giudice del Lavoro. L’obiettivo è ottenere una decisione prima dell’8 novembre, quando dovrebbe iniziare la nuova stagione della trasmissione.

A questo punto la scelta di Ranucci di rivolgersi al giudice è abbastanza comprensibile. Se la Rai ha effettivamente motivato la sua estromissione utilizzando espressioni molto pesanti come «pressioni», «opacità», «commistione», «interferenze» e «incompatibilità», il punto decisivo diventa capire quali fatti concreti sostengano queste valutazioni.

È proprio questo l’aspetto più delicato della vicenda. Un’azienda può certamente riorganizzare un programma, cambiare una conduzione o compiere scelte editoriali, ma quando la decisione viene accompagnata da contestazioni che sembrano incidere anche sulla correttezza professionale del giornalista, è ragionevole aspettarsi che quelle contestazioni siano supportate da circostanze precise.

Se invece le motivazioni restassero generiche, la posizione della Rai potrebbe risultare più difficile da sostenere. Ed è probabilmente su questo terreno che la difesa di Ranucci cercherà di costruire il ricorso: non tanto sul principio astratto secondo cui un conduttore avrebbe diritto a restare per sempre alla guida di un programma, quanto sulla correttezza e sulla legittimità del procedimento con cui è stato allontanato.

Non è scontato il suo reintegro. Il ricorso cautelare d’urgenza richiede al giudice di valutare non soltanto se la pretesa abbia una base giuridica plausibile, ma anche se esista un danno che non potrebbe essere adeguatamente riparato aspettando i tempi di una causa ordinaria. La vicinanza dell’8 novembre gioca evidentemente un ruolo importante, perché una decisione successiva all’avvio della nuova stagione avrebbe conseguenze molto diverse.

C’è poi un elemento che rende la vicenda particolarmente interessante: la Rai ha già predisposto un nuovo assetto per Report. Un eventuale reintegro di Ranucci non avrebbe quindi soltanto un valore simbolico o personale, ma costringerebbe l’azienda a rimettere mano a un’organizzazione già avviata. È anche per questo che i tempi del giudizio diventano decisivi.

Il vero punto politico e aziendale della vicenda non sia più soltanto stabilire chi condurrà Report. Il nodo è capire se la Rai sarà in grado di dimostrare concretamente le ragioni con cui ha giustificato l’allontanamento di Ranucci. Se quelle ragioni verranno documentate, la posizione dell’azienda potrà risultare solida. Se invece resteranno formulazioni generiche, il ricorso del giornalista acquisterà inevitabilmente maggiore peso.

La partita ora si sposta dal terreno delle dichiarazioni pubbliche a quello dei fatti e degli atti. Ed è probabilmente il passaggio più importante, perché sarà il giudice, e non il dibattito mediatico, a stabilire se la decisione della Rai sia stata legittima e se esistano davvero i presupposti per riportare Ranucci alla guida di Report.

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