De Rensis attacca Chiara Ingrosso: “Ora basta, la denuncio”

Inasprimento dello scontro tra l’avvocato De Rensis e la giornalista Chiara Ingrosso. Dopo una serie di polemiche pubbliche, De Rensis ha annunciato che i suoi legali stanno preparando un esposto all’Ordine dei giornalisti e una denuncia alla Procura, contestando affermazioni che considera diffamatorie o distorsive delle proprie parole. L’avvocato ha inoltre avvertito che intende agire anche nei confronti di chi dovesse amplificare quelle dichiarazioni senza prendere le distanze da eventuali contenuti illeciti.

La parte più importante di questa vicenda è distinguere nettamente tra lo scontro mediatico e quello giudiziario. Fino a quando ci si muove sul terreno delle dichiarazioni televisive, siamo di fronte a una polemica anche molto dura. Nel momento in cui vengono annunciati un esposto e una denuncia, però, saranno i fatti concreti e soprattutto le parole effettivamente pronunciate a dover essere valutati.

De Rensis usa toni molto forti, soprattutto quando afferma che «il tempo dell’ironia è finito» e che perseguirà anche chi farà da «cassa di risonanza». È evidentemente un modo per segnalare che non intende più tollerare quella che considera una rappresentazione scorretta delle proprie posizioni.

Detto questo, l’annuncio di un’azione legale non equivale naturalmente all’accertamento di una diffamazione. Spetterà eventualmente alla magistratura stabilire se le dichiarazioni contestate abbiano effettivamente superato i limiti del diritto di critica e di cronaca. Ed è un passaggio essenziale, perché in una vicenda così esposta mediaticamente il rischio è che la denuncia venga percepita già come una prova della fondatezza delle accuse.

Più delicato ancora è il riferimento fatto da De Rensis al ruolo del conduttore. Sostenere che possa esserci una responsabilità anche da parte di chi ospita o rilancia certe affermazioni apre una questione interessante, ma non automatica. Un conduttore non diventa responsabile semplicemente perché un ospite pronuncia una frase contestata: molto dipende dal contesto, da come viene gestito l’intervento e dall’eventuale consapevolezza della natura illecita delle affermazioni.

Per questo sembra eccessivamente ampia, almeno sul piano comunicativo, la formula secondo cui chiunque faccia da «cassa di risonanza» verrà perseguito. Una cosa è contestare una specifica affermazione ritenuta diffamatoria; un’altra è estendere in maniera molto generale l’avvertimento a chiunque la riporti o ne discuta. In questo campo le responsabilità vanno valutate caso per caso.

L’impressione è quindi che De Rensis stia cercando anche di cambiare il terreno dello scontro: non più rispondere alle polemiche con altre polemiche, ma costringere chi pronuncia determinate accuse ad assumersene formalmente la responsabilità.

È una strategia comprensibile se ritiene che le sue parole siano state realmente manipolate o che siano state diffuse informazioni false sul suo conto. Ma proprio perché i toni sono diventati così duri, la questione dovrebbe ora essere affrontata con grande precisione: quali frasi vengono contestate, in quale contesto sono state pronunciate e perché sarebbero diffamatorie.

L’annuncio di De Rensis segna certamente un salto di livello nella vicenda, ma il punto decisivo verrà dopo. Non saranno le minacce di denuncia né le repliche televisive a stabilire chi abbia ragione: conteranno il contenuto preciso delle dichiarazioni e la valutazione che ne daranno, eventualmente, l’Ordine dei giornalisti e la magistratura.

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