Ranucci e l’arresto di Lavitola, Mieli: “La sentenza di oggi toglierebbe ogni ombra su Ranucci”

Secondo Paolo Mieli l’arresto di Valter Lavitola rafforza la posizione di Sigfrido Ranucci, perché secondo lui fa cadere il sospetto che il giornalista potesse sapere in anticipo dell’attentato o essere in qualche modo coinvolto.

Il ragionamento è questo: gli elementi contro Lavitola, a quanto sostiene Mieli, erano già noti da circa un mese. Se gli inquirenti non lo hanno arrestato immediatamente, una possibile spiegazione è che abbiano voluto osservare cosa sarebbe accaduto nel frattempo, soprattutto considerando il rapporto di amicizia tra Lavitola e Ranucci.

In pratica, secondo Mieli, gli investigatori avrebbero potuto voler capire se tra i due emergessero telefonate, messaggi, incontri o comportamenti sospetti capaci di dimostrare che Ranucci sapesse qualcosa. Il fatto che oggi si sia arrivati all’arresto di Lavitola senza che sia emerso, secondo questa ricostruzione, un coinvolgimento di Ranucci porterebbe Mieli a concludere che Ranucci fosse all’oscuro del progetto dell’attentato.

Quando dice che il provvedimento «dovrebbe togliere ogni ombra su Ranucci», quindi, intende: se per settimane gli investigatori hanno avuto modo di verificare il rapporto tra i due e non è emersa una complicità, il rapporto personale con Lavitola non dovrebbe essere usato per insinuare che Ranucci fosse consapevole dell’attentato.

Questa è l’interpretazione di Paolo Mieli sulle ragioni dei tempi dell’indagine, non significa necessariamente che gli inquirenti abbiano ufficialmente dichiarato di aver aspettato un mese proprio per “testare” il rapporto tra Lavitola e Ranucci.

Lascia un commento