A In Onda il direttore Pietro Senaldi analizza le possibili conseguenze politiche del voto: più che la natura del referendum, conteranno numeri e partecipazione.
Nel corso della trasmissione In Onda, in onda su La7 e condotta da Marianna Aprile e Luca Telese, il direttore Pietro Senaldi ha affrontato il tema delle ricadute politiche legate al referendum costituzionale sulla giustizia.
Secondo Senaldi, il punto non è tanto stabilire se il referendum sia “politico” o meno. Ogni consultazione di questo tipo, ha osservato, finisce inevitabilmente per avere effetti politici. La vera variabile decisiva sarà piuttosto rappresentata dall’affluenza alle urne e dal margine con cui il Sì o il No prevarranno.
Un’eventuale vittoria ampia del Sì rafforzerebbe la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e darebbe maggiore solidità all’azione riformatrice del governo. Al contrario, un risultato negativo o una partecipazione molto bassa potrebbero avere un impatto simbolico e mediatico, pur senza determinare automaticamente conseguenze istituzionali drastiche.
Senaldi ha infatti escluso l’ipotesi di una caduta dell’esecutivo in caso di sconfitta del Sì, ritenendola uno scenario poco plausibile. Resta però evidente, nella sua analisi, che per la premier l’esito del referendum rappresenti comunque un passaggio politico significativo, destinato a incidere sugli equilibri e sulla percezione della forza del governo.
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