A Modena un’auto lanciata a forte velocità ha travolto alcuni passanti in via Emilia centro, generando inizialmente il timore di un possibile attentato. Secondo gli elementi emersi finora, però, l’episodio non sarebbe legato a una cellula terroristica né a un caso di immigrazione clandestina.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha invitato a non alimentare la psicosi, spiegando che il presunto responsabile, Salim El Koudri, 31 anni, italiano di origini marocchine, era già noto ai servizi sanitari per gravi problemi psichici. Per il Viminale, quindi, la vicenda sembra riguardare soprattutto il tema del disagio mentale e della capacità dei servizi territoriali di seguire nel tempo le persone fragili.
Diversa la posizione di Matteo Salvini, che insiste sulla linea della sicurezza e della tolleranza zero. Il vicepremier ha richiamato presunti riferimenti religiosi e frasi attribuite all’uomo, sostenendo la necessità di discutere della revoca della cittadinanza per chi commette reati gravi. Salvini ha però precisato che saranno gli investigatori a chiarire il significato dei messaggi e dei contenuti social dell’indagato.
Il caso riapre così due fronti distinti: da una parte quello dell’ordine pubblico, dall’altra quello della salute mentale. I dati del ministero della Salute mostrano un sistema già sotto forte pressione, con oltre 845 mila persone assistite dai servizi specialistici e più di 272 mila nuovi accessi ai Dipartimenti di salute mentale. La vicenda di Modena mette quindi in evidenza il problema della continuità assistenziale, del sostegno alle famiglie e della prevenzione delle situazioni di disagio prima che degenerino.