Calenda sta attaccando duramente Matteo Renzi, accusandolo soprattutto di incoerenza politica e di cambiare schieramento a seconda delle convenienze.
Quando lo definisce «un buffone, un bravissimo buffone, in modo rinascimentale», usa un’espressione volutamente provocatoria: non sta dicendo semplicemente che Renzi è comico, ma che secondo lui è molto abile nella comunicazione, nelle battute e nella messa in scena politica, però poco affidabile nelle scelte.
Il punto centrale del suo discorso è il confronto tra Azione e Italia Viva. Calenda sostiene che Azione sia rimasta nella posizione politica annunciata agli elettori, mentre Renzi avrebbe cambiato più volte linea.
Calenda ricostruisce così il percorso di Renzi: prima avrebbe detto «mai con il Movimento 5 Stelle», salvo poi partecipare alla maggioranza che sostenne il governo Conte II; successivamente fondò Italia Viva e contribuì alla caduta dello stesso governo Conte. In seguito partecipò con Calenda al progetto centrista del Terzo Polo, presentandolo come alternativa sia alla destra sia al cosiddetto campo largo.
Dopo la rottura con Calenda, però, secondo il leader di Azione, Renzi avrebbe fatto esattamente ciò che prima criticava, cioè avvicinarsi al centrosinistra e al campo largo.
Quando Calenda dice «mia la responsabilità di averlo riportato in Parlamento», si riferisce all’alleanza elettorale Azione-Italia Viva del 2022 e sostiene, in sostanza, di essersi pentito di aver costruito quell’accordo politico con Renzi.
Infine accomuna Renzi e Vannacci parlando del «prossimo buffone che arriva»: vuole dire che, a suo giudizio, l’Italia non avrebbe bisogno di personaggi capaci soprattutto di conquistare attenzione con provocazioni e slogan, ma di una politica concentrata sui problemi concreti.
In sintesi, l’accusa di Calenda non è tanto sulle idee di Renzi quanto sulla sua affidabilità: sostiene che dica una cosa e, poco dopo, faccia politicamente il contrario.