Borgonovo sta facendo soprattutto una critica al modo in cui, secondo lui, viene trattato mediaticamente il caso Ranucci.
Il senso della frase «Se fosse coinvolto un altro giornalista, non esattamente di sinistra, useremmo altri toni» è questo: Borgonovo sostiene che, essendo Sigfrido Ranucci considerato vicino a un’area culturale e politica progressista, molti commentatori tenderebbero a difenderlo o comunque a usare maggiore cautela. Secondo lui, se una vicenda analoga riguardasse un giornalista percepito come di destra, le domande sui suoi rapporti personali e professionali sarebbero probabilmente molto più aggressive.
Borgonovo contesta poi l’idea che dietro tutta la vicenda possa esserci un complotto costruito appositamente per far fuori Ranucci da Report: definisce questa ipotesi «surreale», cioè poco credibile o eccessivamente forzata.
Il punto su cui invece insiste è il rapporto tra Ranucci e Valter Lavitola. In sostanza dice: indipendentemente dalle responsabilità penali, è legittimo chiedersi perché un giornalista come Ranucci avesse rapporti con un personaggio controverso come Lavitola e quale fosse la natura di queste frequentazioni.
Infine allarga il discorso al metodo di Report. Il sottinteso è che un programma che sottopone politici, imprenditori e altri personaggi pubblici a indagini molto penetranti dovrebbe accettare lo stesso livello di scrutinio quando le domande riguardano chi quelle inchieste le realizza.
Quindi Borgonovo non sta necessariamente dicendo che Ranucci sia coinvolto nell’attentato. Sta dicendo piuttosto: non trasformiamolo automaticamente nella vittima di un complotto e non consideriamo illegittime le domande sui suoi rapporti soltanto perché si tratta di Ranucci.