Il vicepremier torna sulle parole dopo l’indagine per omicidio volontario a carico dell’agente coinvolto nella morte di Abderrahim Mansouri.
Le dichiarazioni e il nodo delle indagini
Sul caso di Carmelo Cinturrino, il poliziotto di Rogoredo indagato per omicidio volontario dopo la morte del 28enne Abderrahim Mansouri, interviene Matteo Salvini con toni più cauti rispetto alle prime dichiarazioni.
«Non entro nel merito di cose che non conosco. Io sto sempre dalla parte delle forze dell’ordine ma se qualcuno sbaglia, va accertato», ha affermato il vicepremier, dopo aver inizialmente criticato l’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati.
Nei giorni precedenti, Salvini aveva contestato il meccanismo che prevede l’apertura di un fascicolo quando un agente usa l’arma in servizio, parlando della necessità di evitare indagini automatiche per chi si difende. Il tema si intreccia con il dibattito sul cosiddetto “scudo penale” previsto nel pacchetto sicurezza.
Cosa emerge dall’inchiesta
La versione fornita dall’agente, secondo cui il giovane avrebbe puntato una pistola contro di lui, è al vaglio degli inquirenti. Le indagini si concentrano anche sulle immagini delle telecamere di sorveglianza e sulle testimonianze raccolte.
Secondo alcune ricostruzioni investigative, accanto al corpo sarebbe stata rinvenuta una replica di pistola, una Beretta 92 con tappo rosso. Tra gli elementi oggetto di accertamento vi è la provenienza dell’arma e le modalità con cui sarebbe arrivata sul luogo dei fatti.
La Procura ha inoltre iscritto nel registro degli indagati altri quattro agenti con le ipotesi di favoreggiamento e omissione di soccorso, per verificare le tempistiche dell’allerta ai sanitari e le condotte successive allo sparo.
Il dibattito politico
La vicenda ha riaperto il confronto sul principio della legittima difesa e sulla tutela delle forze dell’ordine. Da un lato, l’esigenza di garantire protezione agli agenti che operano in situazioni di pericolo; dall’altro, il rispetto delle procedure previste dall’ordinamento, che impongono accertamenti quando si verifica un decesso.
Il caso di Rogoredo resta quindi al centro sia dell’inchiesta giudiziaria sia del dibattito politico, con accertamenti ancora in corso e posizioni pubbliche in evoluzione.