Nordio: “Con il Sì cambia il rapporto con la magistratura. Il No sarebbe una sconfitta della politica”

Al Forum ANSA il ministro della Giustizia avverte: “Una vittoria del No rafforzerebbe l’ala più politicizzata della magistratura”. Poi invita ad abbassare i toni.

Il referendum sulla giustizia entra nella fase più calda della campagna e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, interviene con parole nette nel corso del ANSA Forum.

Secondo il Guardasigilli, l’esito della consultazione avrà conseguenze non solo tecniche ma anche politiche. “Con un Sì le cose cambierebbero in meglio con la magistratura”, ha affermato, sostenendo che la riforma punta a riequilibrare i rapporti tra poteri dello Stato.

“Il No sarebbe una vittoria dell’ala estrema”

Nordio ha poi delineato lo scenario opposto. A suo giudizio, un’eventuale vittoria del No verrebbe letta come un’affermazione della componente più radicale della magistratura. “Sarebbe una vittoria dell’ala estrema della magistratura, che ipotecherebbe la politica”, ha dichiarato.

Il ministro ha espresso timori per una politicizzazione del referendum, richiamando l’intervento diretto di esponenti della magistratura nel dibattito pubblico. In questo contesto, una sconfitta del Sì – ha spiegato – potrebbe essere interpretata come un rafforzamento di una linea di contrapposizione nei confronti della politica.

“Abbiamo esagerato nei toni”

In precedenza, lo stesso Nordio aveva riconosciuto un eccesso di tensione nel confronto pubblico. “Abbiamo tutti esagerato nei toni”, ha ammesso, aggiungendo che alcune dichiarazioni, in particolare provenienti da magistrati, sono state a suo avviso “particolarmente antipatiche”.

Il ministro ha quindi invitato a riportare la discussione sui contenuti della riforma, evitando personalizzazioni e scontri ideologici. Nonostante il clima acceso, si è detto convinto dell’esito del voto: “Sono arcisicuro che vinceremo”.

Il referendum del 22 e 23 marzo si conferma così un passaggio centrale non solo sul piano istituzionale ma anche su quello politico, con il confronto tra governo e parte della magistratura destinato a restare al centro del dibattito fino all’apertura delle urne.

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