Schlein: “Mi aspetto che Meloni e Salvini facciano delle scuse e che ci ripensino sull’impunità preventiva”

Rogoredo e referendum, scontro politico sul caso del poliziotto arrestato

Dopo l’arresto dell’agente coinvolto nell’omicidio di Rogoredo, opposizioni e maggioranza si accusano a vicenda di strumentalizzare la vicenda in piena campagna referendaria.

L’arresto del poliziotto che lo scorso mese ha sparato e ucciso un pusher nel quartiere Rogoredo di Milano ha riacceso il confronto politico, intrecciandosi con la campagna per il referendum sulla giustizia.

Dalle opposizioni sono arrivate richieste di chiarimenti e critiche al governo. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha chiesto che Giorgia Meloni e Matteo Salvini si scusino per le dichiarazioni rilasciate nelle ore immediatamente successive ai fatti. Sulla stessa linea il deputato dem Matteo Mauri, che ha invitato il vicepremier a ritirare le norme contenute nel decreto sicurezza, ritenute una “bandiera ideologica”. Laura Boldrini ha inoltre sostenuto che il cosiddetto “scudo penale” rischierebbe di creare una disparità tra chi indossa una divisa e gli altri cittadini.

Critiche analoghe sono arrivate da Alleanza Verdi Sinistra. Nicola Fratoianni ha affermato che, in presenza di uno “scudo penale”, l’indagine avrebbe potuto non aprirsi, mentre Ilaria Cucchi ha osservato che eventuali limitazioni all’iscrizione nel registro degli indagati potrebbero ostacolare l’accertamento della verità. Elisabetta Piccolotti ha chiesto il ritiro della norma, ritenendo necessarie le indagini anche quando coinvolgono appartenenti alle forze dell’ordine. Anche il Movimento 5 Stelle, con il capogruppo Riccardo Ricciardi, ha sollecitato il governo a riferire in Parlamento.

Dal fronte della maggioranza si respinge l’accusa di voler introdurre un’immunità generalizzata. I sostenitori del decreto sicurezza sottolineano che la norma proposta riguarderebbe la revisione dell’automatismo nell’iscrizione nel registro degli indagati nei casi di presunta legittima difesa, e non configurerebbe un “liberi tutti”.

Il caso Rogoredo si inserisce così in un clima già teso, con il referendum sulla giustizia al centro del confronto politico. La vicenda giudiziaria, ancora in corso, continua a essere oggetto di valutazioni contrapposte, mentre le forze politiche ne discutono anche alla luce delle possibili ricadute sul voto.

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