Dopo la sentenza del tribunale di Palermo sul caso Sea Watch 3, Laura Boldrini replica alle parole di Giorgia Meloni e difende l’operato della magistratura.
Il video di Giorgia Meloni e la polemica
La decisione del tribunale civile di Palermo sul caso Sea Watch 3 continua ad alimentare il confronto politico. Dopo il risarcimento disposto a favore della ong per il fermo dell’imbarcazione nel 2019, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta con un video sui social, parlando di una magistratura che ostacolerebbe l’azione del governo nella gestione dell’immigrazione irregolare.
Le parole della premier hanno innescato nuove reazioni nel dibattito pubblico, già acceso nelle settimane precedenti.
La replica di Laura Boldrini
Ospite a L’Aria che tira, Laura Boldrini ha contestato l’impostazione della presidente del Consiglio. “Carola Rackete non prende quei soldi. Quei soldi andranno alla Sea Watch. Bisogna essere precisi”, ha dichiarato, precisando che il risarcimento riconosciuto riguarda l’organizzazione proprietaria della nave e non la comandante.
Boldrini ha inoltre chiarito che Rackete non sarebbe stata assolta ma che il procedimento nei suoi confronti è stato archiviato. “Se sei il presidente del Consiglio bisogna usare la terminologia appropriata”, ha osservato, richiamando la distinzione tra archiviazione e assoluzione.
Nel merito della vicenda, l’ex presidente della Camera ha ricordato che il dovere di soccorso in mare è previsto dalla normativa italiana che recepisce le convenzioni internazionali, sottolineando la necessità di attenersi alle regole proprie degli Stati di diritto.
Il riferimento a Sergio Mattarella
Nel suo intervento, Boldrini ha richiamato anche il recente appello al rispetto tra istituzioni espresso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Secondo l’esponente politica, la reazione della premier rappresenterebbe un segnale in contrasto con quell’esortazione.
“Non si può applaudire la magistratura quando Salvini viene assolto e poi delegittimarla perché non piace quella sentenza”, ha affermato, parlando di un atteggiamento incoerente. Ha quindi definito “scandaloso” che, a suo giudizio, l’intervento della presidente del Consiglio sia arrivato poche ore dopo il richiamo del capo dello Stato, interpretandolo come un mancato recepimento del messaggio istituzionale.
La sentenza di Palermo e le successive dichiarazioni continuano così a riaccendere il confronto sul rapporto tra potere esecutivo e magistratura, in una fase di forte tensione politica.