All’indomani della sottoscrizione del contratto collettivo nazionale del Comparto Funzioni Locali per il triennio 2022-2024, si accende il confronto politico e sindacale. L’intesa, approvata dall’ARAN, prevede aumenti in busta paga e il pagamento degli arretrati per oltre 400mila dipendenti degli enti locali. La Cgil ha scelto di non firmare l’accordo, mentre Fratelli d’Italia difende il risultato raggiunto dal governo.
Il senatore di FdI Giorgio Salvitti, componente della Commissione Finanze, ha criticato la posizione del sindacato guidato da Maurizio Landini, sostenendo che il rinnovo rappresenti un passo avanti concreto per il potere d’acquisto dei lavoratori pubblici. Secondo Salvitti, l’intesa consente di superare la fase di stallo dei contratti e di proseguire nel completamento dei rinnovi relativi al triennio 2022-2024.
Aumenti e arretrati: cosa prevede il contratto
Nel dettaglio, il rinnovo stabilisce un incremento medio di 136,76 euro lordi per tredici mensilità. In termini percentuali, l’aumento corrisponde al +5,78% del monte salari 2021. A questo si aggiunge uno 0,22% di trattamento accessorio che porta l’incremento complessivo a circa 140 euro lordi al mese.
Oltre agli aumenti, è previsto il pagamento degli arretrati maturati fino al 28 febbraio 2026. La cifra media indicata è pari a circa 1.728 euro per ciascun dipendente, che verranno corrisposti con il recepimento del nuovo contratto.
Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha spiegato che l’obiettivo del rinnovo è anche quello di ridurre il divario retributivo tra i dipendenti degli enti locali e quelli ministeriali, storicamente meglio retribuiti.
Esodo dagli enti locali e nuove misure organizzative
Secondo i dati dell’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale (Ifel), tra il 2017 e il 2023 le cessazioni negli enti locali hanno oscillato tra le 11mila e le 16mila unità annue, anche a causa dei pensionamenti. I bassi salari vengono indicati come una delle principali cause dell’esodo.
Il contratto introduce inoltre alcune novità organizzative. Tra queste, la possibilità di sperimentare su base volontaria la settimana lavorativa di quattro giorni, a condizione che resti invariato il monte ore settimanale di 36 ore. È previsto anche il riconoscimento dei buoni pasto per chi lavora da remoto, in particolare per caregiver o lavoratori con fragilità sanitarie.
Attraverso la contrattazione integrativa sarà possibile modulare la presenza in ufficio e ampliare i giorni di smart working per chi ha esigenze specifiche. L’intesa si inserisce nel percorso di rinnovo dei contratti pubblici avviato dal governo, mentre resta aperto il confronto con le organizzazioni sindacali che non hanno sottoscritto l’accordo.