Nel confronto sulla nuova legge elettorale proposta dalla maggioranza, arriva l’affondo di Matteo Renzi, che accusa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni di aver ripreso l’impianto dell’Italicum modificandolo però in un punto cruciale: l’assenza delle preferenze.
Sui social, il leader di Italia Viva ha scritto: “Giorgia, hai copiato l’Italicum per fare la tua proposta”, contestando non solo il merito del testo ma anche la scelta di intervenire sulle regole del voto a ridosso della scadenza elettorale.
Il nodo delle preferenze
Secondo Renzi, la differenza principale tra l’Italicum – approvato nel 2015 durante il suo governo e poi parzialmente dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale prima di essere superato – e il cosiddetto “Stabilicum” sarebbe proprio la cancellazione delle preferenze.
L’Italicum prevedeva infatti un sistema proporzionale con eventuale doppio turno, premio di maggioranza, soglia di sbarramento e collegi plurinominali, ma lasciava agli elettori la possibilità di esprimere preferenze sui candidati. La nuova proposta, per come illustrata finora, manterrebbe un impianto simile ma con liste bloccate.
Renzi ha ricordato anche un post del 2012 in cui Meloni, allora all’opposizione, criticava le liste bloccate definendole “una pietra tombale sulla credibilità della politica”. Da qui l’accusa di incoerenza: “La paura ti fa cambiare idea ogni giorno… persino sulle preferenze!”, ha scritto.
“Non si cambiano le regole a un anno dal voto”
Nella sua newsletter e in interventi televisivi, Renzi ha sostenuto che modificare la legge elettorale a un anno dalle elezioni trasmetterebbe un segnale di insicurezza politica. A suo giudizio, l’iniziativa della maggioranza darebbe l’impressione di voler correggere le regole in vista di un possibile calo di consensi.
Pur definendo la riforma “non un dramma”, il leader di Italia Viva ha ribadito che, a suo avviso, sarebbe preferibile restituire ai cittadini la scelta diretta dei parlamentari attraverso le preferenze.
Il confronto sulla legge elettorale resta dunque aperto, con accuse incrociate tra maggioranza e opposizione non solo sui contenuti tecnici del testo, ma anche sull’opportunità politica di intervenire sulle regole del voto in questa fase della legislatura.