«L’Italia lancia un’idea geniale per ridurre i prezzi dell’energia elettrica». Così il Financial Times ha titolato un’analisi dedicata alla proposta allo studio del governo italiano per intervenire sulla struttura del mercato elettrico. Secondo il quotidiano economico britannico, Roma sarebbe la prima capitale europea a mettere in discussione l’impianto complessivo del sistema, con l’obiettivo di rendere l’energia meno costosa e, al tempo stesso, più coerente con la transizione verde.
Il nodo del sistema Ets
Al centro della proposta c’è il meccanismo europeo dei certificati di emissione, l’EU Emissions Trading System (Ets), che obbliga le centrali a gas ad acquistare quote di CO₂. Il costo di questi certificati incide non solo sull’energia prodotta da fonti fossili, ma finisce per determinare il prezzo di tutta l’elettricità.
Il motivo è tecnico ma decisivo: le centrali a gas, pur producendo meno del 40% dell’energia nazionale, sono ancora il “fornitore marginale”, cioè l’ultimo impianto che entra in funzione quando le rinnovabili non bastano. Essendo l’ultima fonte attivata, il loro costo operativo – comprensivo della carbon tax – fissa il prezzo per l’intero mercato all’ingrosso.
Secondo alcune stime, i costi del carbonio pesano tra un quinto e un quarto del prezzo all’ingrosso dell’elettricità in Italia, che si aggira intorno ai 100 euro per megawattora.
Il tentativo di “disaccoppiamento”
La proposta del governo mira a rompere questo legame, intervenendo sul cosiddetto “disaccoppiamento”. In sostanza, lo Stato rimborserebbe ai produttori il costo dei certificati Ets, recuperando poi la spesa direttamente in bolletta, ma solo sulla quota effettivamente prodotta dalle centrali a gas.
In questo modo, i consumatori pagherebbero la carbon tax solo sul 40% dei consumi, e non sull’80% come avviene oggi per effetto del meccanismo marginale. Il beneficio stimato sarebbe di circa 10 euro per megawattora, anche se il Financial Times segnala possibili effetti collaterali: gas più conveniente potrebbe aumentare la sua quota di mercato e prezzi all’ingrosso più bassi potrebbero far crescere i trasferimenti pubblici alle rinnovabili.
Va considerato anche il fattore interconnessioni: l’Italia è collegata ai mercati elettrici di Paesi come Germania e Austria. Un calo dei prezzi italiani potrebbe alterare i flussi di import-export, riducendo in parte il vantaggio per i consumatori nazionali.
Una sfida europea
La proposta dovrà confrontarsi con le regole comunitarie e con il via libera di Bruxelles. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che il tema dei costi energetici è “una priorità assoluta”, sottolineando la necessità di risposte già al prossimo Consiglio europeo.
Anche il ministro delle Imprese Adolfo Urso è intervenuto sul tema, chiedendo una revisione profonda del sistema Ets, ritenuto un fattore che incide sulla competitività delle imprese europee.
Per il Financial Times, al di là delle difficoltà politiche e tecniche, la proposta italiana ha il merito di aprire un dibattito strutturale su un tema cruciale per l’economia europea: il rapporto tra decarbonizzazione, regole di mercato e prezzi finali per famiglie e imprese.