La premier Giorgia Meloni avverte le aziende energetiche: se emergeranno speculazioni sui prezzi delle bollette il governo è pronto ad aumentare le tasse e restituire le risorse ai cittadini.
Meloni: “Pronti a intervenire contro le speculazioni”
Il governo non esclude misure fiscali straordinarie contro le aziende che dovessero approfittare della crisi energetica per aumentare i prezzi delle bollette. A dirlo è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta durante la trasmissione Fuori dal coro su Retequattro, condotta da Mario Giordano.
La premier ha spiegato che l’esecutivo sta monitorando con attenzione l’andamento dei prezzi dell’energia, tema su cui l’opposizione ha più volte sollecitato il governo nelle ultime settimane, soprattutto dopo l’escalation del conflitto che coinvolge l’Iran.
“Consiglio a tutti prudenza, non escludo, quando dovessi avere evidenza di atteggiamenti speculativi, di aumentare le tasse alle aziende responsabili e di rimettere i soldi sulle bollette”, ha dichiarato Meloni.
Secondo la presidente del Consiglio, tra le priorità dell’esecutivo c’è quella di evitare che la situazione internazionale diventi il pretesto per aumenti ingiustificati dei costi energetici a carico delle famiglie.
Il quadro internazionale e la crisi del diritto internazionale
Nel corso dell’intervista Meloni ha affrontato anche il tema della guerra e delle tensioni internazionali, condividendo l’analisi del ministro della Difesa Guido Crosetto. Secondo la premier il contesto geopolitico attuale è segnato da un progressivo indebolimento delle regole del diritto internazionale.
“Penso che dobbiamo fare i conti con un quadro nel quale sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale”, ha affermato.
La presidente del Consiglio ha però precisato che questa crisi non nasce con gli ultimi sviluppi del conflitto ma ha radici più lontane. A suo giudizio il sistema internazionale ha iniziato a incrinarsi già con l’invasione dell’Ucraina, episodio che ha evidenziato le difficoltà delle istituzioni internazionali nel garantire il rispetto delle regole.
In teoria questo compito spetterebbe alle Nazioni Unite, ma la presenza nel Consiglio di Sicurezza di potenze coinvolte direttamente nei conflitti rende più complesso il funzionamento del sistema di garanzie internazionali.
Il nodo Iran e il fallimento dell’accordo sul nucleare
Meloni ha poi commentato la situazione legata all’Iran, sottolineando che in Europa non esiste una posizione unitaria di condanna dell’iniziativa statunitense.
“Io non ho oggettivamente gli elementi necessari come non ce li ha nessuno in Europa per prendere una posizione categorica”, ha spiegato la premier, osservando che – al netto della posizione della Spagna – gli altri governi europei non hanno assunto condanne esplicite e nessuno partecipa direttamente al conflitto.
Secondo quanto riferito da Stati Uniti e Israele, ha ricordato Meloni, la crisi nasce dal fallimento dei negoziati sul programma nucleare iraniano. L’Iran avrebbe raggiunto livelli di arricchimento dell’uranio superiori a quelli necessari per scopi civili.
“Nessuno può permettersi che il regime degli Ayatollah si doti di armi nucleari”, ha affermato la presidente del Consiglio, ricordando che Teheran dispone anche di missili a lungo raggio.
Meloni ha inoltre richiamato la repressione interna nel Paese, sostenendo che si tratta di “un regime che non si è fatto scrupoli a uccidere migliaia di cittadini che manifestavano pacificamente”. Per questo motivo, secondo la premier, il rischio di una escalation nucleare rappresenterebbe una minaccia non solo per il Medio Oriente ma anche per l’Europa.
La guerra, ha concluso, resta uno scenario che nessuno auspica, ma il fallimento dei negoziati sul nucleare iraniano ha reso il contesto internazionale ancora più fragile.