Conte attacca il governo: “Se prendono un calcio in faccia crolla tutto”

Il leader M5s Giuseppe Conte critica il governo sul referendum sulla giustizia e sulla politica estera. “Meloni non parla delle difficoltà economiche degli italiani”.

Conte: “Il referendum può far crollare politicamente il governo”

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, intervistato da SkyTg24, ha attaccato il governo in vista del referendum sulla giustizia, sostenendo che l’esito del voto potrebbe avere conseguenze politiche rilevanti per la maggioranza.

Secondo Conte, la riforma della magistratura rappresenterebbe l’unico vero intervento politico portato avanti dall’esecutivo. Per questo motivo, ha affermato, un’eventuale bocciatura alle urne avrebbe un forte impatto politico.

«Questa è la loro unica riforma. Se prendono un calcio in faccia dai cittadini è chiaro che crolla tutto, ma politicamente, poi magari restano abbarbicati lì al governo», ha dichiarato.

L’ex presidente del Consiglio ha inoltre criticato la linea dell’esecutivo sulla politica estera, sostenendo che la maggioranza sarebbe divisa e priva di una strategia chiara.

Le critiche su economia e politiche sociali

Nel corso dell’intervista, Conte ha rivolto diverse critiche anche alle politiche economiche e sociali del governo guidato da Giorgia Meloni.

Il leader del M5s ha ricordato i dati sulla povertà e sulle difficoltà economiche del Paese, sostenendo che queste questioni non riceverebbero sufficiente attenzione nel dibattito politico.

«Ci sono 5 milioni e 700 mila cittadini in povertà assoluta», ha affermato, aggiungendo che il governo non avrebbe affrontato adeguatamente temi come il calo della produzione industriale e la perdita di alcune filiere produttive.

Conte ha inoltre richiamato la proposta del salario minimo, sostenendo che la misura potrebbe riguardare oltre tre milioni e mezzo di lavoratori.

Il riferimento a Craxi e alla crisi di Sigonella

Parlando di politica internazionale, il leader del Movimento 5 Stelle ha espresso una posizione critica rispetto a qualsiasi forma di collaborazione militare con gli Stati Uniti in relazione alle basi presenti in Italia.

Secondo Conte, queste infrastrutture non dovrebbero essere messe a disposizione nemmeno dal punto di vista logistico.

Nel suo intervento ha poi richiamato un episodio storico della politica estera italiana: la crisi di Sigonella del 1985, durante il governo guidato da Bettino Craxi.

Conte ha ricordato che in quell’occasione l’Italia rivendicò la propria autonomia nelle relazioni con Washington. «Con Craxi a Sigonella l’Italia ha dimostrato di essere un Paese sovrano», ha affermato, riferendosi al confronto tra le forze italiane e la task force statunitense nella base siciliana.

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