Confronto acceso su Rete4 tra Vittoria Baldino e Giorgio Mulè durante il dibattito sul referendum sulla giustizia e sulla composizione della sezione disciplinare del CSM.
Il confronto nello studio di Paolo Del Debbio
Momenti di tensione nello studio di Dritto e rovescio, il programma condotto da Paolo Del Debbio su Rete4, durante un dibattito sulla riforma della giustizia e sul referendum.
Al centro del confronto la deputata del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, esponente di Forza Italia.
La discussione si è concentrata in particolare sul funzionamento della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura (CSM) e sui possibili effetti della riforma proposta.
Durante l’intervento, Baldino ha sostenuto che con il nuovo assetto il peso dei magistrati all’interno della sezione disciplinare diminuirebbe rispetto alla situazione attuale.
Il nodo dei numeri nella composizione della sezione disciplinare
Nel corso del confronto la deputata ha cercato di spiegare i meccanismi previsti dalla riforma, consultando anche alcuni appunti durante l’intervento.
Mulè ha quindi replicato illustrando la composizione attuale e quella prevista dalla riforma. Secondo quanto spiegato dal vicepresidente della Camera, oggi la sezione disciplinare sarebbe composta da sei magistrati togati e tre membri laici.
Nel modello previsto dalla riforma, invece, i magistrati togati diventerebbero nove, mentre resterebbero tre membri laici e si aggiungerebbero tre componenti nominati dal Presidente della Repubblica.
Da qui l’obiezione di Mulè, che ha sostenuto che, con questi numeri, il peso della componente politica non aumenterebbe rispetto alla situazione attuale.
Un dibattito acceso sul referendum
Il confronto tra Baldino e Mulè si è svolto in un clima piuttosto acceso, con repliche incrociate mentre si discutevano le conseguenze della riforma sul sistema disciplinare della magistratura.
Il tema resta uno dei punti più discussi nella campagna per il referendum sulla giustizia, con interpretazioni diverse tra i sostenitori del Sì e quelli del No riguardo agli effetti della riforma sull’equilibrio tra le componenti della magistratura e le altre istituzioni.