A pochi giorni dal voto, la premier torna in tv: riforma necessaria, dialogo con le toghe dopo il Sì e nessuna dimissione in caso di No.
“Una giustizia inefficiente da correggere”
Ospite a Quarta Repubblica, Giorgia Meloni torna a spingere sul referendum, inserendolo in un contesto più ampio che parte dalle tensioni internazionali, dalla sicurezza dei militari italiani in Medio Oriente e dal nodo dello Stretto di Hormuz, definito “il problema principale”.
Poi il focus si sposta sulla riforma: secondo la premier serve a “correggere le storture” di un sistema giudiziario ritenuto “inefficiente e ingiusto”. Meloni richiama anche il peso concreto delle decisioni dei magistrati nella vita quotidiana, dalla sicurezza all’immigrazione fino alla libertà personale, insistendo sugli effetti degli errori giudiziari.
Tavolo con magistrati e stop al Csm per ex politici
Tra le novità annunciate, l’ipotesi di un tavolo di confronto a Palazzo Chigi con magistratura e avvocatura per scrivere i decreti attuativi, nel caso di vittoria del Sì.
La premier indica anche una possibile norma: impedire, per un periodo di tempo, l’accesso al Csm a chi ha ricoperto ruoli politici. L’obiettivo dichiarato è evitare che la giustizia venga influenzata da logiche politiche, oggi o in futuro.
Meloni avverte che una vittoria del No rischierebbe di “legittimare” problemi che la riforma intende superare, come correntismo, mancanza di responsabilità e decisioni giudiziarie controverse.
“Non mi dimetto” e attacco agli avversari
Sul piano politico, la presidente del Consiglio esclude qualsiasi ipotesi di dimissioni in caso di bocciatura della riforma, ribadendo l’intenzione di arrivare a fine legislatura.
Non mancano le stoccate agli avversari: replica alle accuse di Elly Schlein sul caso Almasri e attacca Giuseppe Conte, accusato di fare polemica politica sul tema.
Il messaggio finale è chiaro: il referendum viene presentato come un passaggio decisivo sul merito della riforma, non come un giudizio sul governo.
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