L’ex magistrato difende il Sì sulla separazione delle carriere: “Serve più imparzialità nel processo, non c’entra alcun sistema estero”.
Antonio Di Pietro replica alle critiche di Nicola Gratteri
Nel confronto sul referendum sulla giustizia, Antonio Di Pietro risponde alle osservazioni del procuratore Nicola Gratteri, in particolare sul tema della separazione delle carriere tra magistrati.
L’ex magistrato respinge con decisione il riferimento al modello americano: “La vicenda americana? Palle al vento. Nel nostro Codice di procedura penale e nella Costituzione non c’è alcun modello estero da seguire”, afferma, negando qualsiasi ispirazione a sistemi stranieri.
Le ragioni del Sì sulla separazione delle carriere
Di Pietro spiega poi la propria posizione a favore della riforma, sottolineando una questione di equilibrio nel processo.
“Per me la separazione delle carriere ha una sua logica. Il terzo giudice è fratello di sangue: fa lo stesso concorso nella stessa carriera e l’uno decide le decisioni dell’altro”, dichiara, utilizzando un’immagine per descrivere il rapporto tra le diverse funzioni della magistratura.
L’analogia proposta è quella di una partita in cui l’arbitro sarebbe scelto anche da uno dei giocatori, elemento che, secondo l’ex magistrato, metterebbe in discussione la percezione di imparzialità.
Il tema dell’indipendenza nel processo
L’intervento si inserisce nel dibattito più ampio sul referendum, con particolare attenzione al principio di indipendenza e terzietà del giudice.
Secondo Di Pietro, la separazione delle carriere rappresenta uno strumento per rafforzare queste garanzie, riducendo possibili sovrapposizioni e conflitti all’interno del sistema giudiziario.
Le sue parole contribuiscono ad alimentare il confronto tra posizioni diverse su una delle questioni centrali della riforma.