Bere caffè fa male? No, ma non oltre tre tazzine al giorno e salvo alcuni casi

A Milano un “dibattimento” promosso dall’Ordine dei Medici assolve il caffè: consumo moderato sì, cautela per cardiopatici, gravidanza e stop per minori.

Il verdetto del Tribunale simbolico

Con oltre 35 miliardi di tazzine consumate ogni anno in Italia, il caffè finisce simbolicamente alla sbarra. A Milano, l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia ha organizzato un vero e proprio “processo” per valutarne rischi e benefici.

Al termine del dibattimento, la Corte – presieduta dal presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, con il pubblico ministero Tiziana Siciliano e un collegio di esperti – ha pronunciato l’assoluzione “ai sensi dell’articolo 530, comma 2”, ritenendo non dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio il “pericolo per la salute pubblica”.

La decisione, tuttavia, è accompagnata da indicazioni precise: evitare consumi eccessivi e attenersi a una soglia orientativa di non oltre tre tazzine di caffè italiano al giorno, in linea con le principali linee guida scientifiche.

I rischi evidenziati dall’accusa

Nel corso del dibattito, l’accusa ha sottolineato che il caffè non è solo una bevanda conviviale, ma contiene caffeina, sostanza psicoattiva con effetti cardiovascolari e neurologici. Il direttore della Cardiologia del Policlinico di Milano, Stefano Carugo, ha richiamato l’attenzione sui possibili rischi per soggetti vulnerabili: aumento della pressione arteriosa, insonnia, palpitazioni e ansia.

Particolare cautela è stata raccomandata per donne in gravidanza, pazienti con patologie cardiache o disturbi del sonno. Per bambini e adolescenti, è stata ribadita la non opportunità del consumo. Segnalati anche possibili effetti sul cavo orale, come pigmentazione dentale ed erosione dello smalto, oltre a influenze sul microbiota orale.

Tra i testimoni dell’accusa anche specialisti in neurologia del sonno, farmacologia e nutrizione, che hanno richiamato la necessità di un uso consapevole, soprattutto in un contesto in cui bevande ad alto contenuto di caffeina sono sempre più diffuse tra i giovani.

La difesa: benefici con consumo moderato

La difesa ha invece evidenziato i dati di studi epidemiologici su larga scala. Secondo il professor Nicola Montano, del Policlinico di Milano, il consumo moderato di caffè sarebbe associato a una riduzione del rischio di diabete di tipo 2, ictus, depressione e mortalità generale.

Altri esperti intervenuti hanno richiamato possibili benefici per la funzione epatica e cognitiva, sottolineando che negli adulti sani un consumo compreso tra tre e cinque tazzine al giorno non sarebbe correlato a effetti negativi significativi.

Nel corso del dibattimento è stato ribadito anche un aspetto qualitativo: non tutti i caffè sono uguali. Come spiegato da Carlos Eduardo Bitencourt, fondatore di Cafezal, la qualità della materia prima e della filiera produttiva incide sulle caratteristiche del prodotto finale.

Il “processo al caffè” si inserisce in una tradizione dell’Ordine milanese, che in passato ha sottoposto a valutazione pubblica alimenti come latte, carne rossa, zucchero, sale e vino, con l’obiettivo di promuovere un’informazione scientifica accessibile.

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