Ospite de L’aria che tira su La7, Paolo Crepet richiama studi sulla “demenza digitale” e avverte: attenzione frammentata e intelligenza artificiale mettono in discussione il modello scolastico.
Le ricerche e il tema della “demenza digitale”
Nel corso della trasmissione L’aria che tira su La7, lo psichiatra Paolo Crepet è tornato a parlare dell’impatto delle tecnologie sulle nuove generazioni. Un argomento che, ha sottolineato, non rappresenta una novità ma si inserisce in un filone di studi consolidato.
Crepet ha ricordato come già dieci o dodici anni fa alcune ricerche facessero riferimento alla cosiddetta “demenza digitale”, espressione utilizzata per descrivere gli effetti di un uso intensivo dei dispositivi elettronici sulle capacità cognitive, in particolare concentrazione e memoria.
Lettura in calo e attenzione sempre più breve
Nel suo intervento, lo psichiatra ha evidenziato un cambiamento nei comportamenti quotidiani, soffermandosi sulla difficoltà crescente nel mantenere l’attenzione su testi articolati. A suo giudizio, la soglia di concentrazione si sarebbe progressivamente ridotta, con una tendenza a fermarsi a contenuti molto brevi.
Secondo Crepet, la lettura prolungata richiede uno sforzo cognitivo che oggi viene spesso evitato, sostituito da una fruizione rapida e frammentata delle informazioni. Una trasformazione che inciderebbe sulla capacità di comprendere e rielaborare contenuti complessi.
Intelligenza artificiale e futuro dell’istruzione
All’interno di questo scenario, Crepet ha inserito anche il tema dell’intelligenza artificiale. Con una provocazione diretta, ha messo in discussione il senso stesso della frequenza scolastica nell’epoca delle nuove tecnologie, chiedendosi quale ruolo possa avere l’istruzione tradizionale se molte funzioni cognitive vengono delegate agli strumenti digitali.
Il nodo, nel suo ragionamento, riguarda il rapporto tra apprendimento e fatica mentale: l’uso crescente dell’intelligenza artificiale, ha suggerito, potrebbe modificare profondamente il modo in cui si acquisiscono conoscenze, aprendo interrogativi sul futuro della scuola e sul valore dell’impegno personale nello studio.
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