Referendum giustizia, Colombo: “Il sorteggio non elimina le correnti”

A Che Tempo Che Fa l’ex magistrato Gherardo Colombo critica la riforma sul Csm e invita a votare No al referendum sulla separazione delle carriere.

Il confronto sul sorteggio al Csm

Nel corso della puntata dell’8 febbraio di Che Tempo Che Fa, in onda sul Nove e condotta da Fabio Fazio, l’ex magistrato Gherardo Colombo ha espresso le sue perplessità sul referendum sulla giustizia promosso dal governo.

Al centro del dibattito la proposta di introdurre il sorteggio per la selezione dei componenti del Csm. Colombo ha posto una domanda diretta: l’adozione del sorteggio sarebbe davvero sufficiente a superare il sistema delle correnti nella magistratura?

Secondo l’ex pm di Mani Pulite, il meccanismo non cancellerebbe le appartenenze interne. I magistrati eventualmente sorteggiati, ha osservato, continuerebbero comunque a essere riconducibili a un’area culturale o associativa.

Il ruolo delle correnti nella storia istituzionale

Colombo ha difeso l’esistenza delle correnti, contestando la rappresentazione esclusivamente negativa che ne viene fatta nel dibattito politico. A suo giudizio, le diverse sensibilità interne alla magistratura hanno contribuito nel tempo al confronto e all’evoluzione del sistema istituzionale.

Ha ricordato che molte trasformazioni legislative sono maturate anche attraverso il dialogo e il confronto tra orientamenti differenti, sottolineando che il Paese proviene da un passato segnato da una normativa di epoca fascista.

Pur riconoscendo che non siano mancati episodi criticabili, Colombo ha sostenuto che le correnti non possano essere ridotte a un elemento patologico del sistema.

Le ragioni del No alla riforma

L’ex magistrato non ha nascosto la propria contrarietà alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere. Nei giorni scorsi ha partecipato a un incontro all’Istituto Dehon, illustrando le motivazioni del No al referendum.

Secondo Colombo, la riforma comporterebbe rischi per l’equilibrio tra le funzioni della magistratura e per l’autonomia del sistema giudiziario. Il confronto sul referendum continua così ad animare il dibattito pubblico, in vista della consultazione popolare.

 

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