Il giornalista mette a confronto le campagne elettorali di ieri e di oggi: troppa propaganda emotiva, poca chiarezza sui contenuti.
Dalla paura del 1948 alla comunicazione semplificata di oggi
Le campagne elettorali, secondo Corrado Augias, hanno spesso fatto leva più sulle emozioni che sull’analisi dei contenuti. In un intervento dedicato al tema della comunicazione politica, il giornalista ha richiamato un precedente storico significativo: le elezioni del 1948.
In quel contesto, la contrapposizione ideologica fu accompagnata da una narrazione fortemente simbolica. L’Armata Rossa veniva raffigurata con immagini minacciose, mentre gli avversari politici erano rappresentati in chiave caricaturale. Un linguaggio visivo e retorico che puntava a suscitare timore e a polarizzare l’opinione pubblica.
Per Augias, quella stagione è un esempio di come la comunicazione politica possa scegliere la scorciatoia dell’allarme anziché quella della spiegazione.
“Oggi bisognerebbe spiegare”
Il giornalista osserva che anche nelle campagne contemporanee si riscontrano dinamiche simili. Le questioni complesse – economiche, istituzionali o internazionali – vengono spesso ridotte a slogan e immagini semplificate.
Secondo Augias, questa impostazione tradisce una sottovalutazione dell’elettorato, considerato incapace di comprendere argomenti tecnici o articolati. Ne deriverebbe una sostituzione del confronto nel merito con una comunicazione basata su simboli, paure e messaggi immediati.
“Oggi bisognerebbe spiegare”, afferma, indicando la necessità di un ritorno a un linguaggio più argomentato e meno orientato alla spettacolarizzazione.
Il richiamo invita a riflettere sul ruolo della comunicazione politica e sul rapporto tra complessità dei temi e responsabilità nel presentarli al pubblico.
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