Vannacci lancia il suo partito: “Destra slavata, serve uno squillo”

Intervista a La7: Roberto Vannacci rivendica una “destra vera”, critica Meloni e Salvini, apre al dialogo con tutti e chiede negoziati sull’Ucraina.

L’intervista a La7 e la rottura con la Lega

Nel corso di un’intervista condotta da Ludovica Ciriello su La7, Roberto Vannacci ha spiegato le ragioni della nascita del suo nuovo soggetto politico e la distanza maturata rispetto alla coalizione di centrodestra di cui faceva parte fino a pochi giorni fa.

Alla domanda su come preferisca essere chiamato, ha risposto di sentirsi ancora legato al titolo di generale, pur non disdegnando quello di presidente. Nel merito politico, ha parlato di “coerenza” e “purezza” come elementi distintivi del suo progetto, definendolo un partito di “destra vera, fiera, orgogliosa”, in contrapposizione a quella che ha descritto come una destra “slavata” e priva di identità.

Secondo Vannacci, alcuni temi identitari sarebbero stati progressivamente messi in secondo piano. Tra questi, la centralità della patria e la tutela degli interessi nazionali, che a suo avviso dovrebbero tornare al centro dell’azione politica.

Identità, Mercosur e rapporti nel centrodestra

Nel corso dell’intervista, Vannacci ha indicato nella difesa della patria e dell’identità nazionale il perno della propria visione. Ha citato l’accordo con il Mercosur come esempio di scelta che, a suo giudizio, rischierebbe di penalizzare gli agricoltori italiani e, con essi, una parte significativa della tradizione produttiva del Paese.

Riguardo ai rapporti con la maggioranza, ha evocato l’immagine dello “squillo di tromba” per descrivere il ruolo che intende svolgere: richiamare l’attenzione su una direzione politica che considera smarrita. Su Matteo Salvini, che ha escluso un dialogo, ha ricordato precedenti cambi di scenario politico. Quanto a Giorgia Meloni, ha evitato di parlare di tradimenti, sostenendo che il tema centrale sia il futuro del Paese.

Interpellato su possibili collaborazioni, ha dichiarato disponibilità al confronto con diverse figure, senza chiudere a priori a nessuno, purché nel rispetto della legalità.

Ucraina, sicurezza e immigrazione

Ampio spazio è stato dedicato alla guerra in Ucraina. Vannacci ha escluso di definirsi filo-putiniano, rivendicando una posizione “pro-italiana ed europea”. Ha sostenuto la necessità di un negoziato, affermando che il conflitto non sarebbe nell’interesse dell’Europa e che un coinvolgimento diretto di NATO e UE comporterebbe conseguenze rilevanti.

Sul fronte interno, ha giudicato insufficienti le politiche sulla sicurezza, collegando l’aumento dei reati al tema dell’immigrazione e proponendo interventi su legittima difesa e tutela delle forze dell’ordine. Ha espresso contrarietà alle società multiculturali e ha parlato di “remigrazione” come ritorno volontario, ipotizzando una revisione delle modalità di concessione della cittadinanza.

Quanto alla separazione dalla Lega, ha spiegato che si è trattato di una decisione maturata nel tempo, indicando tra i passaggi rilevanti il voto sull’invio di armi a Kiev.

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