A Otto e Mezzo Luca Josi interviene sulla separazione delle carriere: cautela sui timori sollevati da Marco Travaglio, ma apertura alla sperimentazione della riforma.
Il confronto con Marco Travaglio
Nel dibattito sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti, si inserisce l’intervento di Luca Josi, imprenditore della comunicazione ed ex esponente socialista, ospite di Otto e Mezzo su La7.
Josi ha risposto alle critiche espresse dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che aveva manifestato preoccupazione per il rischio di trasformare il pubblico ministero in una figura assimilabile all’avvocato dell’accusa. Pur riconoscendo la fondatezza di questa osservazione, Josi ha adottato un approccio più prudente. “Il rischio che si scateni un Pm dell’accusa è reale”, ha affermato, aggiungendo però che la tenuta democratica del Paese non sarebbe in discussione.
Secondo l’imprenditore, la questione centrale è verificare concretamente gli effetti della riforma, evitando valutazioni esclusivamente teoriche.
Le radici politiche e la separazione delle carriere
Josi ha ricordato il proprio percorso politico, sottolineando di sostenere la separazione delle carriere da oltre quarant’anni. Nel suo intervento ha richiamato anche l’origine storica di alcune norme del codice di procedura penale, ricordando come una parte di quell’impianto normativo abbia radici risalenti al periodo fascista, argomento spesso utilizzato dai fautori della riforma.
Ha inoltre osservato come negli anni si siano registrati cambiamenti significativi nelle posizioni politiche sul garantismo e sul ruolo della magistratura, evidenziando una certa fluidità negli schieramenti.
Sul piano delle garanzie istituzionali, Josi ha invitato a non alimentare allarmi eccessivi, ricordando che nel dibattito sono coinvolti anche due ex presidenti della Corte costituzionale, elemento che a suo avviso rappresenta un presidio di equilibrio.
Il nodo politico e il ruolo di Giorgia Meloni
Parte dell’intervento è stata dedicata alla strategia della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella campagna referendaria. Josi ha espresso perplessità sulla scelta di non intestarsi direttamente la battaglia sulla riforma, interrogandosi sul significato politico di questa posizione.
A suo giudizio, uno dei limiti dell’iniziativa sarebbe stato il mancato tentativo di costruire un consenso più ampio attorno alla riforma. In vista del referendum, ha osservato che una eventuale sconfitta ricadrebbe sull’attuale maggioranza, mentre una vittoria senza un coinvolgimento diretto della premier potrebbe tradursi in un successo politicamente meno solido.
Le parole di Josi delineano una linea intermedia nel confronto: riconoscere i possibili rischi senza trasformarli in un veto preventivo. Una posizione riassunta nella formula: “Il rischio esiste, ma vale la pena provarci”.