Confronto acceso sul referendum: Guida Bardi difende l’impianto della riforma, Pier Luigi Bersani avverte sui rischi di un pm “poliziotto”.
Il dibattito sul ruolo dei magistrati
Toni serrati nel confronto pubblico sul referendum relativo alla riforma della giustizia. Protagonisti del dibattito Guida Bardi e Pier Luigi Bersani, intervenuti sul tema della separazione delle funzioni e del futuro assetto della magistratura.
Guida Bardi ha richiamato la legittimità di un collegamento funzionale tra magistrati che fanno capo allo stesso organo di autogoverno, sottolineando tuttavia che, a suo giudizio, i fatti dimostrerebbero la necessità di intervenire sul sistema attuale. «I fatti smentiscono», ha affermato, sostenendo che alcune criticità emerse negli anni renderebbero opportuna una revisione delle regole.
La replica di Bersani
Di segno opposto l’intervento di Pier Luigi Bersani, che ha espresso preoccupazione per un possibile cambiamento del ruolo del pubblico ministero. «Quando il pm assomiglierà all’avvocato dell’accusa o a un investigatore, ne vedremo meno in galera? Spero di no, soprattutto gli innocenti», ha dichiarato.
Bersani ha evocato il rischio che una trasformazione del pubblico ministero in una figura più vicina alle forze investigative possa incidere sull’equilibrio tra accusa e difesa, con possibili ripercussioni sulle garanzie del sistema.
Nuovi reati e abrogazione dell’abuso d’ufficio
Nel confronto sono stati richiamati anche recenti interventi normativi, tra cui l’introduzione di 28 nuovi reati e l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio. Modifiche che, secondo i partecipanti al dibattito, richiedono un’attenta valutazione per comprenderne gli effetti sull’assetto complessivo della giustizia.
Il referendum si conferma così terreno di scontro tra visioni diverse del ruolo della magistratura e dell’equilibrio tra poteri dello Stato, in un clima politico già fortemente polarizzato.