Dopo lo stop ai dazi deciso dalla Corte Suprema, Massimo Giannini parla di “anticorpi democratici” negli Usa. De Bortoli: sconfitta politica per Trump.
Il commento di Giannini sul caso dazi
Lo stop ai dazi imposto dalla Corte Suprema degli Stati Uniti continua ad alimentare il dibattito anche in Italia. Ospite di Che tempo che fa sul Nove, l’editorialista di Repubblica Massimo Giannini ha letto la decisione come un segnale politico prima ancora che economico o giuridico.
Secondo Giannini, al di là della complessità tecnica della vicenda, il punto centrale riguarda il funzionamento dei contrappesi istituzionali. La pronuncia dei giudici dimostrerebbe, a suo avviso, che anche in presenza di un presidente capace di esercitare una forte influenza sull’assetto politico, restano attivi gli strumenti di bilanciamento previsti dalla Costituzione americana.
Nel caso specifico, ha ricordato, la Corte ha stabilito che l’imposizione dei dazi non poteva prescindere dal coinvolgimento del Congresso, riaffermando così l’equilibrio tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario.
“Una lezione per l’Europa”
Giannini ha collegato la vicenda statunitense al dibattito italiano sulla riforma della giustizia e sulla revisione dell’assetto costituzionale. A suo giudizio, il caso americano evidenzierebbe l’importanza di preservare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Il riferimento è al momento politico interno, con il referendum sulla giustizia e le discussioni sulle modifiche costituzionali. Secondo l’editorialista, la dinamica americana suggerirebbe prudenza quando si interviene su meccanismi di garanzia.
L’analisi di De Bortoli
In studio è intervenuto anche Ferruccio De Bortoli, che ha parlato di una sconfitta politica per Donald Trump. Pur sottolineando la presenza di una maggioranza conservatrice nella Corte, ha evidenziato come la decisione abbia riaffermato il rispetto della legge.
De Bortoli ha inoltre osservato che la pronuncia potrebbe aprire una fase di incertezza sugli accordi commerciali già stipulati e sui possibili sviluppi legislativi. A suo avviso, è plausibile che il presidente statunitense tenti nuove iniziative attraverso il Congresso, anche se con tempi più lunghi.
Il confronto in studio ha così intrecciato la vicenda americana con il dibattito italiano sull’equilibrio dei poteri, riportando al centro il ruolo delle istituzioni di garanzia nelle democrazie contemporanee.