Non solo pressioni migratorie via terra o attraverso i tradizionali varchi di frontiera. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Telegraph, le autorità polacche avrebbero individuato nel 2025 almeno quattro tunnel sotterranei sotto il confine tra Polonia e Bielorussia, utilizzati per favorire l’ingresso irregolare di migranti nell’Unione europea.
Il tema si inserisce nel contesto delle tensioni già elevate tra Varsavia e Minsk, con la Polonia che accusa la Bielorussia – alleata della Russia – di utilizzare i flussi migratori come strumento di pressione politica verso l’Europa.
I tunnel scoperti nel 2025
A confermare i ritrovamenti è stata, secondo le ricostruzioni citate dalla stampa internazionale, la guardia di frontiera polacca. Il tenente colonnello Katarzyna Zdanowicz, dell’unità di Podlaskie, ha dichiarato che nel corso del 2025 sono stati individuati quattro cunicoli sotto il confine.
Uno dei tunnel più rilevanti sarebbe stato scoperto nei pressi del villaggio di Narewka, nella Polonia orientale. La struttura, alta circa un metro e mezzo e rinforzata con puntoni in cemento per evitare crolli, si estendeva per circa 50 metri sul lato bielorusso e per una decina di metri sul lato polacco. Secondo le autorità di Varsavia, attraverso quel passaggio sarebbero transitati circa 180 migranti, in prevalenza provenienti da Afghanistan e Pakistan, molti dei quali successivamente fermati.
Le autorità polacche sostengono che la costruzione dei tunnel non sarebbe opera improvvisata, ma frutto di competenze tecniche specifiche. Non vi sono però conferme ufficiali indipendenti sull’identità degli eventuali gruppi coinvolti nella progettazione.
Accuse di “guerra ibrida”
Il governo polacco interpreta la vicenda come un’ulteriore fase della cosiddetta “guerra ibrida” condotta da Mosca e Minsk contro l’Occidente. Già dal 2021 Varsavia accusa il presidente bielorusso Aljaksandr Lukashenko di favorire l’afflusso di migranti verso i confini europei per destabilizzare l’Unione.
In questo quadro, la scoperta dei tunnel rappresenterebbe, secondo la narrativa polacca, un salto di qualità nelle modalità operative. La Polonia ha inoltre segnalato il coinvolgimento di reti criminali transnazionali che chiederebbero somme fino a 5.000 euro a persona, talvolta tramite pagamenti in criptovaluta.
Le misure di sicurezza adottate
Varsavia afferma di aver rafforzato il sistema di sorveglianza lungo la frontiera con strumenti tecnologici avanzati, tra cui telecamere termografiche e sensori di rilevamento sotterraneo. Secondo le autorità, la grande maggioranza dei tentativi di attraversamento verrebbe intercettata.
Il caso riporta al centro dell’agenda europea la gestione del confine orientale dell’Unione e il delicato equilibrio tra sicurezza, relazioni geopolitiche e politiche migratorie. Al momento non risultano prese di posizione ufficiali da parte di Mosca o Minsk sulle specifiche accuse relative alla costruzione dei tunnel.