Farinelli critica gli Usa: “Guerre basate sull’ottimismo”

La politologa a La7 accusa Washington di impreparazione. Botteri parla di scenario “epocale”. Reazioni contrastanti su X.

Farinelli: “Yes man attorno a Trump”

Nel dibattito sull’offensiva in Iran, ospite di In Onda su La7, la politologa Arianna Farinelli, in collegamento dagli Stati Uniti, ha espresso un giudizio netto sulla politica estera americana. “Gli Usa non studiano e non si preparano, fanno guerre sull’ottimismo e sulla forza militare”, ha affermato durante la puntata condotta da Marianna Aprile e Luca Telese.

Farinelli ha poi aggiunto che “Donald Trump, esattamente come Bush nel 2002/2003 si è circondato da una serie di ‘yes man’ e ‘yes woman’ che per ingraziarselo non gli dicono la verità sulle cose ma solo quello che si vuole sentire dire”.

Le dichiarazioni hanno acceso il confronto anche fuori dallo studio televisivo.

Le reazioni sui social

Su X sono comparsi commenti critici nei confronti dell’analisi della politologa. Tra i messaggi pubblicati: “Questa non ha idea di cosa parla… ma veramente”, “Tra studiare e capire quello che si studia v’è una differenza di non poco conto”, “Ma da dove esce questa che studia che c’ha la laurea”, “Chissà come mai, invece, questa farinelli non mi convince proprio per niente”, “25 anni buttati nel cesso”.

Le reazioni testimoniano come il tema continui a dividere l’opinione pubblica, soprattutto nel contesto di un conflitto che sta rapidamente assumendo dimensioni regionali.

Botteri: “Scenario epocale”

Prima dell’intervento di Farinelli, in trasmissione era intervenuta anche Giovanna Botteri, che aveva definito la situazione “preoccupante ed epocale”. La giornalista aveva richiamato il confronto avanzato da alcuni commentatori americani tra un possibile crollo del regime guidato da Ali Khamenei e la caduta dell’Unione Sovietica.

“Per alcuni il crollo del regime di Khamenei è come quello dell’Unione Sovietica”, aveva spiegato, sottolineando le possibili conseguenze sull’equilibrio dell’intera area mediorientale.

Il dibattito televisivo riflette così un quadro internazionale in evoluzione, tra analisi geopolitiche e reazioni immediate dell’opinione pubblica.

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