Il procuratore Nicola Gratteri interviene sul referendum sulla giustizia e solleva dubbi sull’impatto economico della riforma legata alla separazione degli organi di autogoverno.
Il tema dei costi nel dibattito sul referendum
Nel confronto pubblico sul referendum sulla giustizia, il procuratore Nicola Gratteri ha richiamato l’attenzione su un aspetto che, a suo giudizio, merita una valutazione approfondita: il costo delle modifiche istituzionali previste dalla riforma.
Il magistrato ha ricordato che l’attuale Consiglio superiore della magistratura (CSM) comporta una spesa annua di circa 47 milioni di euro. Con l’ipotesi di separare gli organi di autogoverno tra magistrati requirenti e giudicanti, la struttura verrebbe sdoppiata.
Questo comporterebbe la nascita di due organismi distinti: uno dedicato ai pubblici ministeri e uno ai giudici.
Due CSM e una nuova Alta Corte
Secondo l’analisi illustrata da Nicola Gratteri, la riforma non si limiterebbe alla creazione di due CSM. Il progetto prevede anche l’istituzione di una Alta Corte disciplinare.
Il magistrato ha spiegato che, considerando il costo attuale dell’organo di autogoverno, la spesa complessiva potrebbe aumentare in modo significativo.
“Se facciamo due CSM dobbiamo fare due volte 47 milioni più altri 47 milioni per l’Alta Corte, senza contare gli edifici”, ha osservato il procuratore.
La stima della spesa complessiva
Sulla base di queste valutazioni, Nicola Gratteri ha indicato una cifra indicativa per il nuovo assetto istituzionale.
Secondo il magistrato, la spesa complessiva potrebbe arrivare intorno ai 150 milioni di euro, una cifra che include il funzionamento degli organi ma non tiene conto dei costi legati alle strutture e alle sedi operative.
Da qui l’interrogativo posto dal procuratore nel dibattito pubblico: “Questi soldi da dove li prendiamo?”.
Il tema dei costi rappresenta uno dei punti discussi nel confronto politico e istituzionale che accompagna la campagna per il referendum sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo.