Un progetto italiano punta a ricreare in laboratorio un modello tridimensionale del glioblastoma per capire meglio come cresce e come reagisce alle terapie.
Il progetto Q-Meta finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza
Un nuovo modello 3D del glioblastoma, uno dei tumori cerebrali più aggressivi negli adulti, sarà sviluppato grazie al progetto di ricerca Q-Meta (Quantum-enhanced multidimensional platform for the functional study of cancer cells metabolism).
Il progetto, coordinato da Giada Bianchetti dell’Università Cattolica di Brescia, ha ottenuto un finanziamento di oltre un milione di euro dal Fondo Italiano per la Scienza (FIS3) nell’ambito delle Life Science.
L’obiettivo degli studiosi è creare una piattaforma avanzata che permetta di studiare in modo più realistico il comportamento delle cellule tumorali e il loro metabolismo, con l’intento di comprendere meglio le dinamiche che rendono il glioblastoma così difficile da trattare.
Come verrà creato il modello tridimensionale del tumore
Il punto centrale del progetto è la realizzazione di un modello tridimensionale del tumore tramite biostampa 3D.
Le cellule tumorali verranno inserite in un bio-inchiostro, un materiale biocompatibile che funge da supporto tridimensionale. All’interno della struttura saranno integrate anche altre componenti del microambiente tumorale, come le cellule dei vasi sanguigni, per riprodurre la parte vascolare del tumore.
Attraverso tecniche di bioprinting sequenziale, queste diverse cellule verranno organizzate in una struttura tridimensionale definita “a conchiglia”, progettata per imitare nel modo più fedele possibile l’architettura reale del tumore e del tessuto che lo circonda.
Questo modello permetterà ai ricercatori di studiare in laboratorio diversi fattori fisici, come la pressione esercitata dai tessuti circostanti, e di osservare come tali stimoli possano influenzare il metabolismo delle cellule tumorali.
L’uso delle tecnologie quantistiche nella ricerca
Una delle caratteristiche più innovative del progetto riguarda l’impiego di tecniche quantistiche per analizzare i modelli tumorali.
Questi strumenti consentono di utilizzare luce meno intensa rispetto ai metodi tradizionali, riducendo il rischio di fototossicità sui tessuti e permettendo di osservare le cellule in profondità con maggiore precisione.
Secondo i ricercatori, il potenziale del progetto Q-Meta potrebbe andare oltre lo studio del glioblastoma. Le tecnologie sviluppate potrebbero infatti trovare applicazione anche in altri ambiti della medicina, come la diagnostica precoce o il monitoraggio rapido delle infezioni.