L’ex premier analizza il voto sul referendum: “Scarto enorme, Meloni si è esposta. L’alternativa va costruita sui contenuti, non solo sui partiti”.
“Numeri che pesano e responsabilità politica”
In un’intervista a La Repubblica, l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi legge l’esito del referendum sulla giustizia come un passaggio politicamente rilevante per l’esecutivo. “La sconfitta è pesante e certificata dai numeri”, afferma, sottolineando il divario di circa due milioni di voti.
Secondo Prodi, il dato assume un peso ancora maggiore considerando che la riforma era stata portata avanti senza modifiche sostanziali nel percorso parlamentare. Inoltre, evidenzia come la presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia assunto un ruolo diretto nella fase finale della campagna, rendendo più evidente il legame tra risultato e responsabilità politica.
Critiche al governo e prospettive
L’ex premier allarga poi l’analisi al quadro internazionale e alla capacità dell’esecutivo di incidere nelle relazioni estere. Richiama, in particolare, la gestione dei rapporti con gli alleati in occasione di recenti tensioni globali, sostenendo che il governo non avrebbe mostrato sufficiente iniziativa.
Nel complesso, Prodi prevede una fase di progressivo indebolimento: “Il governo è in seria difficoltà e andrà consumandosi da solo da qui al voto del 2027”. Un processo che, a suo avviso, potrebbe rendere più accessibile una possibile alternanza, a condizione di arrivare preparati.
“L’alternativa si costruisce sui contenuti”
Guardando al campo progressista, Prodi condivide l’idea di una possibile maggioranza alternativa, ma invita alla cautela. “Va conquistata con dei contenuti, non risponde ai partiti”, afferma, sottolineando la necessità di un lavoro più ampio.
Sulle primarie, esprime una posizione favorevole ma ne delimita il ruolo: utili nella fase finale, non come punto di partenza. Prima, spiega, serve ascoltare il Paese, affrontando temi centrali come sanità, salari e giustizia, coinvolgendo anche il mondo produttivo.
Infine, un’indicazione al Partito Democratico: aprirsi alla società e includere le componenti riformiste, con l’obiettivo di costruire una proposta credibile per guidare il Paese nei prossimi anni.