Romano Prodi interviene su La7: giudizio su Vannacci, critiche a Giorgia Meloni e posizione netta sul referendum promosso dal governo.
“Vannacci? Non è un problema per nessuno”
Ospite di Otto e Mezzo su La7, l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi ha commentato il ruolo del generale Roberto Vannacci nello scenario politico attuale. Secondo il Professore, la presenza del leader di Futuro Nazionale non rappresenterebbe un ostacolo né per la maggioranza né per le opposizioni.
“Secondo me Vannacci non è un problema per nessuno, maggioranza e opposizioni”, ha affermato. Prodi ha ricordato come in passato il generale abbia votato contro singoli provvedimenti pur sostenendo la fiducia al governo, lasciando intendere che la sua collocazione politica non metterebbe in discussione gli equilibri complessivi. “Si è costruito il suo nido, che al governo può anche andare bene per suddividere meglio i compiti”, ha aggiunto.
Le critiche a Giorgia Meloni
Nel corso dell’intervista condotta da Lilli Gruber, Prodi ha rivolto un giudizio critico alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sostenendo che nel clima politico attuale mancherebbe moderazione.
“Direi che a Meloni manca moderazione. Stanno crescendo i toni”, ha dichiarato, osservando che solitamente chi governa da tempo tende a mostrare maggiore sicurezza. Secondo l’ex premier, il Paese avrebbe bisogno di “serenità e tranquillità” e non di un confronto permanente ad alta tensione. “Si calmi un po’ Meloni”, ha concluso.
La posizione sul referendum e il rapporto con la magistratura
Prodi ha affrontato anche il tema del referendum sulla riforma della giustizia, annunciando il proprio voto contrario. Ha ricordato di aver avuto in passato tensioni con la magistratura, ma sempre nel rispetto delle decisioni assunte dai giudici.
Nel merito della riforma, ha criticato l’idea del sorteggio come criterio per alcune scelte istituzionali. “Una cosa che non accetto è l’idea del sorteggio. Ma alla fine cosa faremo, sorteggeremo chi vince le Olimpiadi?”, ha osservato.
Le dichiarazioni si inseriscono in una campagna referendaria sempre più accesa, in cui il confronto tra governo e opposizioni si concentra anche sull’equilibrio tra poteri dello Stato e sulle modalità di riforma della giustizia.
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