Il vicepremier torna sull’omicidio di Abderrahim Mansouri e sul fermo dell’agente Carmelo Cinturrino: “Se ha sbagliato pagherà, in divisa ancora di più”.
Matteo Salvini è tornato a intervenire sulla vicenda di Rogoredo, dove il 26 gennaio è stato ucciso Abderrahim Mansouri e per cui è stato fermato il poliziotto del commissariato Mecenate, Carmelo Cinturrino. Il leader della Lega, che nelle ore successive ai fatti aveva espresso pubblicamente sostegno all’agente, ha ribadito la propria posizione a margine di una visita al Villaggio olimpico e paralimpico di Milano.
Salvini ha sottolineato di non avere alcuna intenzione di ritrattare i messaggi pubblicati nei giorni immediatamente successivi all’omicidio. “Io non mi pentirò mai di stare sempre e comunque dalla parte delle forze dell’ordine”, ha dichiarato, spiegando che il suo sostegno riguarda le “centinaia di migliaia di donne e uomini in divisa” che operano quotidianamente sul territorio.
Allo stesso tempo, il vicepremier ha precisato che eventuali responsabilità personali dovranno essere accertate. “Se uno su 100.000 commette un reato, per me paga e paga anche il doppio”, ha affermato, evidenziando come un comportamento illecito, se confermato, rappresenterebbe un danno anche per l’immagine degli altri agenti.
L’iscrizione nel registro degli indagati
Nel suo intervento, Salvini ha toccato anche il tema dell’iscrizione automatica nel registro degli indagati per gli appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti in fatti di sangue. A suo avviso, tale passaggio non dovrebbe essere automatico nei casi in cui la legittima difesa risulti “palese e lampante”. Riferendosi alla situazione specifica, ha però riconosciuto che “evidentemente c’è qualcosa che va oltre”, richiamando le testimonianze emerse.
Il leader leghista ha ribadito un principio che considera centrale: “Chi sbaglia paga”. E ha aggiunto che, qualora fosse accertato un comportamento criminale da parte dell’agente, la responsabilità sarebbe ancora più grave perché compiuta indossando una divisa. “Se qualcuno usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conti personali, non è degno di quella divisa”, ha concluso.
La vicenda resta al centro delle indagini della Procura, mentre il dibattito politico continua a confrontarsi sul tema del rapporto tra tutela degli operatori di polizia e accertamento delle responsabilità individuali.