Nel confronto sempre più acceso sul referendum in materia di giustizia, interviene anche Cathy La Torre, che esprime preoccupazione per il tono assunto dalla campagna politica.
Secondo La Torre, alcune dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni rischierebbero di mettere in discussione l’autonomia della magistratura. “Ogni volta che interviene sulla campagna elettorale e commenta sentenze – sostiene – passa il messaggio implicito che, se dovesse vincere il sì, non ci saranno più pronunce non gradite al governo”.
Il nodo dell’indipendenza giudiziaria
La Torre sottolinea come questo tipo di retorica possa incidere sulla percezione dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. A suo giudizio, evocare l’idea che determinate decisioni giudiziarie rappresentino un ostacolo politico rischia di comprimere il ruolo del potere giudiziario.
“Viviamo in un Paese in cui sembra si voglia far credere che, con l’approvazione della riforma, le sentenze che bloccano l’azione dell’esecutivo possano sparire”, osserva, ponendo una domanda di fondo: quale sarebbe, in tal caso, il limite tra indirizzo politico e funzione giurisdizionale?
Il riferimento ai centri in Albania
Nel suo intervento, La Torre richiama anche il tema dei centri in Albania, già oggetto di decisioni giudiziarie. Secondo l’avvocata, in questi casi la responsabilità delle bocciature viene sistematicamente attribuita ai magistrati, alimentando una narrazione conflittuale tra governo e giustizia.
Il dibattito sul referendum, dunque, si intreccia con questioni più ampie legate alla separazione dei poteri e al rapporto tra esecutivo e magistratura. Un terreno delicato, su cui le posizioni restano fortemente contrapposte.
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