Referendum, evento Anm per il No annullato dopo le polemiche

Cena di raccolta fondi per il “No” al referendum sulla giustizia prevista al Circolo della Guardia di Finanza. Dopo le contestazioni, l’iniziativa viene cancellata.

Il volantino e la raccolta fondi

Una serata con buffet e dj set, quota di partecipazione fissata a 60 euro, destinazione del ricavato indicata in favore del comitato “Giusto dire no”. È quanto riportato in un volantino digitale circolato nelle chat e rilanciato dal quotidiano Il Giornale, relativo a un evento promosso dall’Associazione Nazionale Magistrati.

Nel manifesto si faceva riferimento a una “prima festa del distretto”, con data fissata per il 4 marzo 2026. Nel testo compariva anche un iban riconducibile all’Anm di Roma, specificando che il ricavato sarebbe stato devoluto al comitato impegnato per il “No” al referendum costituzionale sulla giustizia.

La sede al Circolo della Guardia di Finanza

A sollevare ulteriori polemiche è stata l’indicazione della sede dell’iniziativa: il Circolo della Guardia di Finanza. Secondo quanto ricostruito, la sala sarebbe stata concessa a seguito di una richiesta formale inviata via mail, nella quale l’evento sarebbe stato descritto come di carattere conviviale.

Dall’Anm è stato riferito di non essere a conoscenza della vicenda nei termini emersi successivamente. Tuttavia, dopo le segnalazioni e le verifiche, l’evento è stato annullato.

La reazione politica

Sulla vicenda è intervenuto il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, che ha criticato l’iniziativa. “Apprendo che la cena di sottoscrizione dell’Associazione Nazionale Magistrati in favore del No non si terrà più presso un circolo della Guardia di Finanza, come era stato annunciato. È gravissimo che la magistratura e l’associazione che la rappresenta abbiano avuto l’arroganza di chiedere una struttura che fa capo a un corpo di polizia per raccogliere soldi per il No. Sarebbe stato grave anche il contrario da parte di chicchessia. Le sedi che fanno capo alle forze di polizia sono sacre e non devono essere utilizzate per scopi di parte. Probabilmente l’autorizzazione era stata ottenuta non raccontando la verità ai gestori del luogo. Credo che ora quindi l’evento si svolgerà altrove. Ma denuncio pubblicamente questo fatto”.

La vicenda si inserisce nel clima acceso che accompagna la campagna per il referendum del 22 e 23 marzo, con un confronto sempre più serrato tra sostenitori del “Sì” e del “No”.

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