D’Alema: “Prendevamo soldi dall’Urss, ma non per noi”

L’ex premier rivendica la “diversità” del Pci sui finanziamenti. Le sue parole riaccendono il confronto storico e politico.

Le dichiarazioni di Massimo D’Alema sul finanziamento ai partiti tornano ad accendere il dibattito sulla stagione della Prima Repubblica e sul ruolo del Partito comunista italiano. Ospite della trasmissione La Torre di Babele su La7, intervistato da Corrado Augias, l’ex presidente del Consiglio ha affrontato il tema delle risorse economiche che, durante la Guerra Fredda, sostenevano le principali forze politiche italiane.

“Sì, prendevamo soldi, la Democrazia cristiana dagli Usa, noi del Pci dall’Unione Sovietica, ma il sistema di finanziamento ai partiti è andato in crisi quando si è diffuso un sistema di corruzione personale. Noi eravamo diversi, non prendevamo per noi”, ha affermato D’Alema, rivendicando una distinzione tra finanziamento politico e arricchimento individuale.

Le parole dell’ex leader hanno riportato al centro del confronto il tema della presunta “diversità” morale del Pci rispetto agli altri partiti coinvolti negli scandali di Tangentopoli. Una tesi che negli anni è stata oggetto di interpretazioni differenti e che continua a dividere l’opinione pubblica.

Nel dibattito è tornata anche la figura di Primo Greganti, noto come “Compagno G”, coinvolto nelle inchieste di Mani Pulite e legato al cosiddetto “conto Gabbietta” in Svizzera. Vicende che, secondo alcuni osservatori, mostrerebbero come anche nell’area ex comunista non siano mancati episodi controversi.

D’Alema ha inoltre ricordato un passaggio legato agli anni delle indagini milanesi, evocando un colloquio con Antonio Di Pietro e il clima di forte tensione politica dell’epoca.

Le sue dichiarazioni riaprono così una riflessione più ampia sulla storia dei finanziamenti ai partiti italiani, sul sistema politico della Prima Repubblica e sulle narrazioni contrapposte che ancora oggi ne accompagnano l’eredità.

 

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