Matteo Renzi: “Separazione delle carriere sì, ma voto libero agli elettori”

Matteo Renzi conferma il sostegno di Italia Viva alla separazione delle carriere ma non rivela come voterà al referendum del 22 e 23 marzo.

Matteo Renzi: libertà di voto sul referendum

Sul referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo, Matteo Renzi sceglie una posizione prudente. Intervistato dal Giornale, il leader di Italia Viva conferma la linea storica del suo partito sull’ordinamento giudiziario ma evita di indicare pubblicamente la propria scelta nella consultazione.

Noi siamo favorevoli alla separazione delle carriere, favorevoli in modo netto”, afferma l’ex presidente del Consiglio, ribadendo una posizione sostenuta da tempo dai renziani.

Nonostante questo orientamento, Renzi spiega di aver deciso di lasciare libertà agli elettori del partito. “Tanti dei nostri votano perché vogliono dare un segnale contro la magistratura politicizzata, altri votano No perché ritengono che le riforme non si facciano con decreto legge”.

Alla domanda su come voterà personalmente, il leader di Italia Viva preferisce non sbilanciarsi: “Evito di personalizzare, ho già dato dieci anni fa”.

Le critiche alla riforma e gli emendamenti respinti

Secondo Renzi, uno dei punti critici della riforma riguarda il mancato accoglimento delle proposte avanzate dal suo partito durante l’iter parlamentare.

“Il vero punto di debolezza di questa storia è la mancata ricezione da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio dei nostri emendamenti”, osserva l’ex premier.

Tra le modifiche proposte da Italia Viva c’erano l’eliminazione del sorteggio per i membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura, oltre a interventi sull’obbligatorietà dell’azione penale e sull’istituzione dell’Alta Corte disciplinare.

Secondo Renzi, se quelle modifiche fossero state accolte, il partito avrebbe sostenuto la riforma con una posizione più compatta.

Il confronto con il referendum del 2016

Nel valutare il clima politico attorno alla consultazione, Renzi ha tracciato un confronto con il referendum costituzionale del 2016, quando il voto popolare sulla riforma promossa dal suo governo portò alle sue dimissioni da presidente del Consiglio.

A suo giudizio, il contesto attuale appare diverso. “Per la nostra riforma costituzionale il voto fu percepito da centrodestra e Movimento 5 Stelle come l’occasione per dare una spallata al governo”, ricorda.

Oggi, secondo l’ex premier, il confronto tra le forze politiche sarebbe più concentrato sul merito delle modifiche proposte. Nonostante la sconfitta di allora, Renzi ribadisce la propria convinzione sulla riforma del 2016: “Quel referendum lo rifarei dieci volte, perché la riforma serviva al Paese”.

Nel corso dell’intervista, il leader di Italia Viva ha anche affrontato temi di politica internazionale, sottolineando la necessità di una maggiore iniziativa dell’Unione europea nei principali scenari di crisi, a partire dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni in Medio Oriente.

Renzi, appello ai delusi del Pd e della Destra: “Venite con Casa Riformista”

Sallusti a Piazzapulita: “Il problema non è Meloni, ma 25 condanne”

Referendum giustizia, Floris incalza Renzi: “Voterà Sì per colpire Meloni?”

Condono edilizio, la maggioranza tenta la riapertura nel Milleproroghe

Lascia un commento