Missili iraniani, l’allarme di Trump: “Possono minacciare Europa e basi Usa”

L’Iran dispone già di missili in grado di colpire obiettivi in Europa e sta lavorando a vettori che in futuro potrebbero raggiungere anche il territorio degli Stati Uniti. A lanciare l’avvertimento è stato Donald Trump, intervenendo al Congresso, dove ha parlato dell’evoluzione del programma missilistico della Repubblica islamica.

Secondo Trump, Teheran avrebbe sviluppato capacità in grado di minacciare il continente europeo e le basi americane all’estero, mentre starebbe proseguendo i lavori su missili a lunghissima gittata potenzialmente capaci di arrivare negli Stati Uniti.

Le stime dell’intelligence americana

Un rapporto della Defense Intelligence Agency, citato dal quotidiano The Hill, evidenzia che l’Iran potrebbe arrivare a disporre di circa 60 missili balistici intercontinentali entro il 2035, qualora decidesse di perseguire pienamente questa capacità.

Gli analisti statunitensi stimano tuttavia che il completamento di un programma operativo di missili intercontinentali richiederebbe ancora diversi anni. Nel frattempo, l’arsenale iraniano comprende già vettori a medio raggio capaci di coprire ampie distanze.

I missili già operativi

Tra i sistemi in dotazione figurano lo Shahab-1, con una gittata di circa 300 chilometri, e il Dezful, che può superare i 1.000 chilometri. Lo Shahab-3 arriva fino a 1.300 chilometri, mentre il Khorramshahr può toccare i 2.000 chilometri.

Nell’inventario rientrano anche missili da crociera come il Soumar, anch’esso accreditato di una gittata di circa 2.000 chilometri, oltre a una flotta di droni d’attacco che, secondo diverse fonti occidentali, sarebbero stati impiegati anche dalla Russia nel conflitto in Ucraina.

Secondo alcune stime non ufficiali, l’Iran disporrebbe di circa 2.000 missili e di un numero di lanciatori compreso tra 200 e 260 unità. Numeri che, secondo Washington, rendono necessario un contenimento del programma missilistico.

Le aree europee potenzialmente esposte

Gli esperti ritengono che alcune zone dell’Europa sudorientale potrebbero rientrare nel raggio dei missili iraniani già esistenti, a seconda del punto di lancio. Tra i Paesi citati dagli analisti figura la Grecia, che geograficamente risulterebbe più esposta rispetto ad altre aree del continente.

Negli ultimi anni Teheran avrebbe inoltre diversificato la collocazione dei propri sistemi missilistici sul territorio nazionale per ridurre la vulnerabilità a eventuali attacchi preventivi.

Nonostante le tensioni e gli allarmi lanciati dagli Stati Uniti, resta il dato che eventuali sviluppi futuri del programma iraniano dipenderanno anche dall’evoluzione del contesto geopolitico e dalle trattative internazionali sul dossier nucleare e missilistico.

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