Una ricerca pubblicata su Current Biology dimostra che il cervello mantiene la rappresentazione degli oggetti anche quando scompaiono temporaneamente dalla vista.
Lo studio guidato dall’Università di Firenze
Il cervello umano è in grado di mantenere una rappresentazione degli oggetti anche quando questi scompaiono per un breve periodo dalla vista. A dimostrarlo è uno studio guidato da Hazal Sertakan, dottoranda dell’Università di Firenze, realizzato insieme a Guido Marco Cicchini dell’Istituto di neuroscienze del Cnr e a David Burr, professore emerito dello stesso ateneo.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Current Biology, analizza uno dei fenomeni più comuni della percezione visiva: la capacità di riconoscere oggetti anche quando vengono temporaneamente nascosti da altri elementi dell’ambiente.
Situazioni di questo tipo si verificano continuamente nella vita quotidiana. Un’auto che passa dietro un camion, un pedone che attraversa dietro un cartello stradale o una bicicletta che scompare per un momento dietro una siepe sono esempi di interruzioni visive che non impediscono al cervello di mantenere una percezione coerente della scena.
Gli esperimenti sui meccanismi della percezione
Per comprendere meglio il funzionamento di questo processo, i ricercatori hanno analizzato due possibili spiegazioni: da un lato l’esistenza di un meccanismo specifico del sistema visivo capace di conservare una traccia degli oggetti nascosti, dall’altro la semplice tolleranza del cervello verso brevi interruzioni della visione.
Gli esperimenti hanno osservato cosa accade quando un oggetto colorato in movimento viene nascosto da un ostacolo per più di un secondo. Durante l’intervallo in cui l’oggetto non era visibile, i ricercatori hanno presentato nuovi stimoli lungo la sua traiettoria per verificare se la presenza dell’oggetto continuasse a influenzare la percezione.
I risultati mostrano che l’oggetto nascosto continua a modificare la percezione del colore degli stimoli presentati lungo il suo percorso. Questo comportamento indica che il cervello mantiene attiva una rappresentazione dell’oggetto anche quando non è più visibile.
Come il cervello ricostruisce ciò che non vede
Secondo gli studiosi, questo processo avviene nelle fasi iniziali dell’elaborazione visiva. Le informazioni relative all’oggetto continuano infatti a essere utilizzate da altri sistemi percettivi, come quelli coinvolti nell’analisi del colore.
«Parte di quello che vediamo non proviene direttamente dai nostri sensi, ma è il risultato di una costruzione interna del cervello», spiega David Burr. «Se un oggetto si muove lungo una traiettoria regolare e poi scompare, il cervello possiede già gli elementi necessari per prevedere dove riapparirà».
Anche Guido Marco Cicchini sottolinea la rapidità di questo meccanismo: il sistema visivo riesce a costruire una rappresentazione dettagliata degli oggetti e a mantenerla attiva per oltre un secondo, anche in assenza di informazioni visive dirette.
Comprendere come il cervello gestisce queste informazioni non solo aiuta a chiarire i meccanismi della percezione umana, ma può offrire indicazioni utili anche per lo sviluppo di sistemi di visione artificiale più affidabili e sicuri.
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